L’equità è un obiettivo da perseguire nel contesto della sostenibilità. A tutti gli esseri umani, donne e uomini, di qualsiasi classe sociale e di ogni popolo, deve essere garantita non solo la possibilità di procurarsi col proprio lavoro il necessario per vivere, ma devono anche essere fornite le opportunità formative necessarie a sviluppare le proprie capacità conoscitive, creative, inventive.

L’obbiettivo a cui tendere è offrire a ogni essere umano uguali opportunità di sviluppare liberamente la propria personalità (art. 3, co. 2, Cost.), realizzando l’ideale dell’uguaglianza nelle condizioni di partenza (e non di arrivo, come invece auspicherebbe il pensiero socialista).

Una maggiore equità comporta un aumento dei consumi dei popoli poveri e delle classi sociali più povere dei popoli ricchi. Poiché l’umanità già consuma annualmente più risorse di quelle che vengono rigenerate dalla fotosintesi clorofilliana, se contestualmente non diminuissero i consumi dei popoli ricchi aumenterebbe l’insostenibilità ambientale. Se diminuissero nella stessa misura in cui aumentano i consumi dei popoli poveri l’impatto ambientale sulla biosfera non cambierebbe e l’umanità continuerebbe il suo cammino verso l’autodistruzione in condizioni di maggiore equità.

Affinché una maggiore equità comporti un miglioramento reale e duraturo delle condizioni di vita della popolazione mondiale, occorre abbandonare la finalizzazione dell’economia alla crescita della produzione di merci e l’identificazione del ben-essere col tanto-avere.

Occorre finalizzare l’economia alla compatibilità con la fotosintesi clorofilliana:

accrescere l’efficienza con cui si utilizzano le risorse in modo da consumarne di meno a parità di produzione, ridurre gli sprechi e ridurre l’effetto serra per evitare la desertificazione dei terreni agricoli, ricostituire il contenuto humico dei suoli, ridurre il consumo di proteine animali nell’alimentazione umana, sviluppando la consapevolezza che il rispetto dei viventi non umani, oltre a essere un valore in sé è un fattore indispensabile per realizzare una maggiore equità tra gli esseri umani.

Occorre cambiare gli stili di vita e il sistema dei valori:

  • ridurre il tasso di crescita della popolazione mondiale,
  • ridimensionare l’importanza del denaro da misura della ricchezza a mezzo di scambio delle merci,
  • rivalutare le relazioni umane basate sulla solidarietà
  • rivalutare la dimensione spirituale, che è stata cancellata nell’immaginario collettivo dalla sopravvalutazione dell’importanza data alla soddisfazione delle esigenze materiali, perché sono funzionali a sostenere la crescita della domanda di merci.

Nelle società che hanno finalizzato l’economia alla crescita della produzione, le aziende sono costrette a investire in tecnologie che aumentano la produttività e riducono l’incidenza del lavoro umano sul valore aggiunto, per cui fanno crescere l’offerta e diminuire la domanda di merci.

Per evitare, o risolvere, le crisi di sovrapproduzione insite in questa dinamica, la domanda viene sostenuta sistematicamente con l’aumento della spesa pubblica in deficit. Questa scelta può essere necessaria per superare le crisi economiche, contrastare la disoccupazione e consentire agli strati sociali ridotti in povertà assoluta di soddisfare i bisogni fondamentali della sopravvivenza. Non bisogna però dimenticare che si traduce in un aumento del consumo di risorse, delle emissioni di anidride carbonica e di sostanze di scarto, quindi nell’aggravamento dell’insostenibilità ambientale, di cui le generazioni future pagheranno le conseguenze.

L’equità nei confronti delle generazioni future richiede che la scelta della spesa pubblica in deficit sia effettuata con parsimonia e solo per i periodi di tempo strettamente necessari, ma soprattutto sia indirizzata a sostenere lo sviluppo delle innovazioni tecnologiche e produttive che attenuano la crisi ecologica. Aumentando la quantità di denaro in circolazione non si risolve la causa del problema, si attenuano soltanto le sue conseguenze. È come limitarsi a prendere un antipiretico per abbassare la febbre causata da un’infezione. Per guarire bisogna abbassare la febbre e curare l’infezione. Non basta accrescere la quantità di denaro in circolazione per sostenere la domanda di non importa cosa, ma occorre utilizzare la spesa pubblica in deficit per creare occupazione nelle attività che riducono il consumo di risorse e le emissioni di sostanze di scarto, perché ciò va a vantaggio delle generazioni presenti, delle generazioni future, delle altre specie viventi e della sostenibilità ambientale.

Il diritto delle specie viventi non umane di vivere secondo la loro natura va tutelato non solo per ragioni etiche, ma anche perché è necessario alla qualità della vita umana. Poiché tutte le specie viventi sono legate da rapporti interdipendenza reciproca tra loro e con i fattori abiotici dei luoghi in cui vivono, se la specie umana compie scelte inique nei confronti di altre specie per trarne vantaggi materiali, queste iniquità le si ritorcono contro, provocando peggioramenti alle sue condizioni di vita.

L’attuale pandemia è stata causata dallo spillover di un coronavirus, ospitato da secoli in un animale selvatico a cui gli esseri umani hanno distrutto l’habitat, costringendolo a emigrare in luoghi antropizzati ed entrato in contatto con loro.

Poiché le generazioni future non possono essere titolari di diritti, la difesa del loro diritto a vivere in condizioni di equità rispetto alle generazioni attuali, è un dovere che le generazioni attuali devono inserire nelle carte costituzionali. Analogamente la tutela dei diritti delle specie viventi non umane, e più in generale della natura, è un dovere della specie umana, che già due Stati, l’Ecuador e la Bolivia, hanno inserito nelle loro costituzioni.

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