La solidarietà è la caratteristica che distingue una comunità da una società. La società è costituita da un insieme di individui accomunati dall’obbligo di rispettare un sistema di leggi che definiscono i loro diritti e i loro doveri. La comunità è un insieme di persone unite dalla volontà di collaborare tra loro aiutandosi vicendevolmente, con una particolare attenzione nei confronti dei più deboli. La solidarietà implica la conoscenza reciproca e coinvolge la sfera affettiva. Crea legami sociali.

Nelle società moderne i rapporti interpersonali sono quasi esclusivamente mediati dal denaro, per cui contengono il germe della conflittualità e inducono alla competizione, o all’indifferenza, nei confronti degli altri.

Nelle comunità i rapporti mercantili sono ridimensionati dalle relazioni fondate sul dono reciproco del tempo, come indica l’etimologia della parola, composta da due parole latine: la preposizione cum, che significa con, e il nome munus, che significa dono, in una delle due accezioni che può assumere: quella del dono che si aspetta una restituzione, sebbene non immediata né strettamente equivalente, per cui si basa sulla fiducia reciproca tra i contraenti.

Il munus crea solidarietà. L’altra accezione della parola dono, il dono che non si aspetta restituzioni perché fondato su rapporti d’amore o su condivisioni di scelte esistenziali, viene espressa in latino col nome donum.

Il donum è l’espressione più alta della solidarietà. Nelle sue massime espressioni di dedizione disinteressata è la manifestazione di una fede religiosa.

Nei primi decenni dell’industrializzazione la solidarietà si è realizzata nelle società di mutuo soccorso tra gli operai e i contadini sostenute dal movimento socialista, nel movimento cooperativo e nelle casse rurali di orientamento cattolico, nell’impegno di alcuni sacerdoti a fornire i mezzi di sussistenza e una formazione professionale agli emarginati dallo sconvolgimento dei modi di vivere e lavorare in corso. Queste forme di solidarietà non si sono limitate a tutelare gli sfruttati dalle angherie di rapporti sociali che subordinavano senza scrupoli ogni esigenza umana al profitto, ma hanno contribuito a modificarli, sottraendo alla mercificazione e inserendo nella sfera dei diritti garantiti dallo Stato una serie di beni e servizi indispensabili per la vita umana, tra cui il diritto alla casa, alla salute, all’istruzione, affidandone la gestione a enti pubblici e addebitandone in toto, o in parte, i costi alla fiscalità generale, cioè a tutte/i coloro che hanno un reddito.

Garantire a tutte/i il diritto ad avere i beni indispensabili per la vita è il modo in cui si rafforza la coesione sociale e il senso di appartenenza a una comunità nazionale.

Negli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale la costituzione di comunità finalizzate a coinvolgere gli abitanti di ambiti territoriali delimitati nella gestione dei problemi economici, sociali e lavorativi emergenti, nella progettazione di ambienti di lavoro salubri e di servizi sociali che migliorano la qualità della vita, nella valorizzazione delle attività culturali, nell’organizzazione delle attività ricreative e sportive, è stato l’impegno su cui si è fondata l’utopia dell’imprenditore Adriano Olivetti. Mentre lo sviluppo industriale del secondo dopoguerra subordinava le esigenze vitali della maggior parte degli esseri umani al profitto di pochi, deturpava i paesaggi, inquinava gli ambienti, incentivava i rapporti basati sulla competizione e favoriva lo sfruttamento dei deboli da parte dei forti, nella visione di Adriano Olivetti erano la solidarietà e la collaborazione a costituire i fondamenti del progresso tecnologico e sociale. L’eccellenza che raggiunse in entrambi i settori è un forte indizio che avesse ragione di crederlo. È un invito, in questa fase della storia in cui l’affermazione di un sistema di valori opposto sta portando l’umanità all’autoannientamento, a capire se la sua esperienza può aiutarci a superare questo tornante.

La solidarietà non è soltanto indispensabile per il ben-essere delle persone, ma libera l’equità dall’ambito delle rivendicazioni e la inserisce nell’ambito dei valori condivisi, per cui rafforza la coesione sociale.

Un modello di società equa e solidale, non solo al suo interno, ma anche nei rapporti tra i popoli, con le altre specie viventi e col pianeta, è un fattore essenziale per consentire alla specie umana di superare l’attuale insostenibilità del suo rapporto con la biosfera e aprire una nuova fase della storia.

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